partiamo dal presente. Sei appena approdato in Serie B, in un club storico. Cosa si prova?
È una sensazione bellissima, certo, ma anche molto intensa. Quando arrivi a un certo livello, le emozioni forti non mancano: entusiasmo, ma anche ansia, aspettative, voglia di dimostrare. La pressione aumenta, e proprio per questo ho capito quanto la testa conti almeno quanto le gambe.
Qual è stata la tua strategia mentale per prepararti a questo salto?
In passato avrei detto “allenarmi di più”, ma ora so che non basta.
Ho imparato a gestire il dialogo interno, a visualizzare le partite prima ancora di giocarle, a riconoscere i pensieri sabotatori e sostituirli con convinzioni potenzianti. Quando affronti un salto di categoria, se ti presenti con la stessa mentalità di prima, rischi di restare indietro. Devi evolvere anche dentro.
Hai avuto momenti di dubbio o paura?
Assolutamente sì. Quando è arrivata la proposta del trasferimento, ho avuto un attimo in cui mi sono chiesto: “E se non sono pronto?”
È una domanda che tanti atleti si fanno ma spesso tengono per sé. In quel momento, ho capito che era fondamentale accettare l’incertezza, non combatterla.
Lavorare sulla fiducia in me stesso, su ciò che porto in campo ogni giorno, mi ha permesso di cambiare punto di vista: non “ce la farò?”, ma “come posso dare il meglio?”.
Cosa consiglieresti a un giovane calciatore che si trova nella tua situazione di qualche mese fa?
Di non affrontare il salto da solo.
C’è un momento in cui serve chiedere aiuto e affidarsi a chi ti può guidare anche dal punto di vista mentale. Io ho capito che avere una preparazione mentale strutturata è come avere una marcia in più: non solo per rendere meglio in campo, ma per vivere meglio tutto ciò che ruota attorno.
E poi direi: non aspettare di sentirti pronto.
Il salto non lo fai quando “ti senti” pronto, ma quando impari a gestire il fatto di non esserlo ancora del tutto.
In una parola, cosa ti ha fatto davvero la differenza?
La consapevolezza.
Sapere chi sono, dove sto andando, cosa posso controllare… e cosa no. Il resto viene di conseguenza.
La storia di questo atleta ci ricorda che ogni salto di categoria, ogni trasferimento importante, non è solo un cambio di maglia: è un salto mentale.
Lavorare su sé stessi, costruire una mentalità solida e flessibile, è ciò che trasforma una transizione in un’opportunità di crescita reale.
Se ti trovi in un momento simile e vuoi prepararti al meglio anche “dalla testa in giù”, scrivimi.
Il cambiamento si costruisce prima dentro, poi fuori.